Il "periodo d'oro" degli studi geologici nelle Alpi Marittime tra il XIX e il XX secolo

Luca Barale, Pietro Mosca & Gianfranco Fioraso
CNR, Istituto di Geoscienze e Georisorse, Via Valperga Caluso 35, 10125 Torino. Corresponding author e-mail: p.mosca@csg.to.cnr.it.


DOI: https://doi.org/10.3301/ROL.2018.10         Pages: 64-71

Abstract

Dopo gli studi pionieristici condotti nei primi anni del 1800 nel settore costiero delle Alpi Marittime da studiosi locali (Risso) e stranieri (Allan, Buckland, De La Beche), i primi studi sistematici nella regione furono condotti a partire dagli anni '40 del 1800 dai geologi e ingegneri minerari del Regno di Sardegna, fra i quali Lorenzo Pareto e Angelo Sismonda, che realizzarono le prime carte geologiche regionali. A partire dal 1860, a seguito della cessione di buona parte del versante meridionale delle Alpi Marittime alla Francia, l'area iniziò ad essere studiata con maggiore assiduità dai geologi d'oltralpe, che posero le basi della moderna conoscenza geologica di questo settore di catena. Sul versante italiano, un'accurata revisione della geologia della regione si ebbe in occasione dei rilevamenti a piccola scala avviati dal Regio Ufficio Geologico intorno al 1880 per la preparazione della carta geologica d'Italia a piccola e grande scala. Inizialmente, gli studi di terreno nelle Alpi Marittime vennero condotti da Domenico Zaccagna, coadiuvato soprattutto da Ettore Mattirolo; a partire dal 1888, il rilevamento di questo settore venne affidato a Secondo Franchi. L'intenso lavoro di Franchi portò ad un inquadramento cronostratigrafico sostanzialmente corretto delle successioni sedimentarie e al riconoscimento di un complesso assetto strutturale caratterizzato da importanti faglie ad alto angolo e sovrascorrimenti. Gli studi di questo autore sono ancora oggidocumenti di indiscusso valore scientifico.

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