L'introduzione del colore per la rappresentazione dei prodotti vulcanici: il caso della cartografia geologica dell'Etna nel XIX secolo

Tiziana Abate (1) & Stefano Branca (2)
(1) École Pratique des Hautes Études, Sorbonne-Paris. (2) Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio etneo, Sezione di Catania. Corresponding author e-mail: stefano.branca@ingv.it.


DOI: https://doi.org/10.3301/ROL.2018.12         Pages: 80-87

Abstract

Il ruolo del colore nella rappresentazione delle eruzioni si inserisce nella più generale e vasta problematica della definizione di un codice cromatico per rappresentare in modo univoco le unità geologiche. Sebbene già nel XVII secolo l'inglese Martin Lister (1638-1712) avesse auspicato l'uso del colore proprio per la traduzione delle informazioni di natura geologica, ancora alla fine del Settecento la sua idea stentava a concretizzarsi visto che le carte incise su rame continuavano ad essere in bianco e nero. Lo stesso può dirsi anche per le cartografia dell'Etna che negli stessi anni passava lentamente da una raffigurazione pittorica ad una più esatta resa topografica, in cui sistemi di rappresentazione ancora di tipo mimetico lasciavano intravedere le asperità e i declivi. Nel 1838, Elie de Beaumont (1798-1874), pubblica la prima carta topografica e geologica dell'Etna, in scala 1:111:111, introducendo tre campionature di colore per indicare la distribuzione delle rocce vulcaniche di differente età. Per la prima volta in una carta dell'Etna compare una legenda che evidenzia la distinzione dei terreni in base al colore. Il problema tecnico dell'incisione in bianco e nero viene risolto mediante una stesura del colore manualmente ad acquarello. In questi anni cruciali per la definizione dell'uso del colore nelle carte geologiche, la Teoria dei Colori di Goethe influisce notevolmente sulla scelta di colorazione fatta da Christian Keferstein nella General Charte von Teutschland (1821). Con questo lavoro si vuole dimostrare come anche la prima carta geologica dell'Etna, alla scala 1:50.000, realizzata tra il 1848 e il 1861 da Sartorius von Waltershausen (1809-1876) abbia subito l'influenza del noto poeta tedesco, tra l'altro suo padrino di battesimo. Sartorius infatti sceglie diverse gradazioni di verde per definire l'età e la natura del terreno sedimentario vulcanico, creando nell'osservatore una sensazione di armonia. Questo metodo dicolorazione rimase un caso isolato in quanto non fu apprezzato dalla comunità scientifica internazionale contemporanea, ancora fortemente divisa per quanto riguarda il codice cromatico delle carte geologiche. Non è un caso se il Capitano di Stato Maggiore F. Pistoja realizzerà il plastico topografico dell'Etna per l'Esposizione Universale di Parigi (1878) utilizzando la cartografia di Sartorius ma variandone i colori. La scelta di presentare proprio quest'opera era stata dettata dalla necessità, dichiarata dagli organizzatori dell'Esposizione, di definire una classificazione dei colori tale da rappresentare in modo univoco le diverse unità geologiche. Nel 1881, durante il II Congresso Geologico Internazionale tenutosi a Bologna, sarà scelto definitivamente il colore rosso nelle sue varie sfumature per la rappresentazione delle rocce vulcaniche. Questa convenzione sarà applicata per la prima volta, per quanto riguarda l'Etna, tra il 1884 e il 1885 con la pubblicazione della Carta Geologica d'Italia in scala 1:100.000.

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